
Il silenzio della Pubblica Amministrazione rappresenta una delle criticità più frequenti nei procedimenti edilizi e paesaggistici. Quando una pratica di Condono Edilizio resta ferma per anni senza una risposta formale, il cittadino si trova spesso nell’impossibilità di conoscere il destino della propria istanza e di tutelare efficacemente i propri diritti. Su questo tema si è recentemente pronunciato il TAR Sicilia, ribadendo un principio fondamentale dell’ordinamento amministrativo: l’amministrazione ha sempre l’obbligo di concludere il procedimento con un provvedimento espresso.
La vicenda esaminata dai giudici riguarda una domanda di compatibilità paesaggistica collegata a una pratica di condono edilizio. Dopo la presentazione dell’istanza, il richiedente non aveva ricevuto alcuna risposta dall’amministrazione competente per molti anni. Di fronte a questa situazione di stallo, il proprietario ha deciso di rivolgersi al Tribunale Amministrativo Regionale per ottenere l’accertamento dell’inerzia amministrativa.
La decisione del TAR assume particolare rilievo perché chiarisce che il dovere di pronunciarsi non dipende dalla fondatezza della richiesta presentata dal cittadino. Anche qualora l’ente ritenga l’istanza inammissibile, improcedibile o infondata, è comunque tenuto a comunicarlo attraverso un atto formale e motivato. Ciò che la legge non consente è il protrarsi di un silenzio indefinito che impedisca al privato di conoscere l’esito del procedimento.
Secondo quanto previsto dalla Legge n. 241 del 1990, infatti, ogni procedimento amministrativo deve concludersi entro termini certi mediante l’adozione di un provvedimento espresso. Quando questo non avviene, il cittadino può attivare gli strumenti di tutela previsti dal Codice del Processo Amministrativo, chiedendo al giudice di ordinare all’amministrazione di decidere.
Nel caso specifico, il TAR non è entrato nel merito della richiesta di condono né ha valutato la compatibilità paesaggistica dell’opera. I giudici si sono limitati a verificare l’esistenza dell’obbligo di provvedere, accertando l’illegittimità dell’inerzia dell’amministrazione.
La sentenza rappresenta un importante richiamo ai principi di trasparenza, efficienza e buon andamento dell’azione amministrativa. Per cittadini e professionisti del settore edilizio, il messaggio è chiaro: la Pubblica Amministrazione può accogliere o respingere una richiesta, ma non può sottrarsi al dovere di fornire una risposta. La conclusione del procedimento, infatti, costituisce una garanzia essenziale per la tutela dei diritti e per il corretto rapporto tra amministrazione e cittadini.
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