Dal 2026 potrebbe cambiare in modo significativo il rapporto fiscale tra l’Italia e i suoi cittadini residenti all’estero. La Camera dei Deputati ha infatti approvato una riforma che introduce importanti agevolazioni su IMU e TARI per gli iscritti all’AIRE, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare i legami con i territori d’origine e contrastare lo spopolamento dei piccoli Comuni. Il provvedimento è ora atteso al vaglio definitivo del Senato, ma l’impianto normativo è già delineato.
La riforma supera il modello delle esenzioni generalizzate, spesso oggetto di rilievi a livello europeo, e adotta un sistema più selettivo e progressivo. Il criterio centrale è la rendita catastale dell’immobile, che diventa la base per stabilire l’entità dell’agevolazione IMU. Si tratta di una scelta che mira a favorire soprattutto le abitazioni di valore più basso, tipiche dei piccoli borghi e delle aree interne.
Il nuovo meccanismo prevede tre fasce. Per gli immobili con rendita catastale fino a 200 euro è prevista l’esenzione totale dall’IMU. Nella fascia intermedia, con rendite comprese tra 201 e 300 euro, l’imposta viene ridotta del 60%, mentre per le rendite tra 301 e 500 euro lo sconto scende al 33%. Oltre questa soglia, invece, si applicano le aliquote ordinarie senza benefici specifici legati alla nuova norma.
L’accesso alle agevolazioni non è automatico per tutti gli italiani all’estero, ma subordinato a condizioni precise. L’immobile deve trovarsi in un Comune con meno di 5.000 abitanti, deve essere l’unica unità abitativa posseduta in Italia e non può essere né locato né concesso in comodato d’uso. Inoltre, la casa deve essere situata nel Comune di ultima residenza prima dell’espatrio – o, secondo le versioni finali del testo, in quello di nascita o di iscrizione AIRE – e il proprietario deve aver risieduto in Italia per almeno cinque anni prima del trasferimento all’estero.
Accanto all’IMU, la riforma interviene anche sulla TARI. Per gli immobili che rispettano tutti i requisiti è prevista una riduzione obbligatoria del 50% della tassa rifiuti, con la possibilità per i Comuni di ampliare lo sconto fino a due terzi dell’importo dovuto.
Secondo le stime, il provvedimento interesserà circa 100.000 immobili, concentrati soprattutto nel Mezzogiorno e nelle aree interne. Per evitare ricadute negative sui bilanci comunali, è stato istituito un fondo statale di ristoro, pensato per compensare le minori entrate e rendere la misura sostenibile nel tempo.
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