
Codice dell'Edilizia come sarà il nuovo testo?

La riforma del Testo Unico dell’Edilizia con il nuovo Codice dell’Edilizia, si conferma mediante una delle priorità più urgenti per il settore delle costruzioni italiano. A ribadirlo è stata l’Ance, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili, intervenuta in audizione presso la Commissione Ambiente della Camera durante l’esame del disegno di legge delega per il nuovo Codice dell’Edilizia e delle costruzioni. Secondo l’associazione, il sistema normativo attuale non è più adeguato a sostenere le esigenze di trasformazione urbana, rigenerazione del patrimonio immobiliare e semplificazione amministrativa richieste dal mercato contemporaneo.
Il cuore della riforma è rappresentato dal superamento del Dpr 380/2001, il Testo Unico dell’Edilizia, che negli ultimi vent’anni è stato modificato oltre cento volte. Interventi spesso frammentari, introdotti tramite decreti emergenziali e norme non coordinate, hanno creato un quadro normativo complesso e difficile da interpretare. Il risultato è una crescente incertezza per imprese, professionisti, tecnici e cittadini, costretti a confrontarsi con procedure differenti a seconda dei territori e con continui dubbi applicativi.
Il disegno di legge promosso dal Ministero delle Infrastrutture punta invece a costruire un sistema più organico, moderno e stabile. Entro dodici mesi dall’approvazione della delega, il Governo dovrà adottare uno o più decreti legislativi finalizzati a riordinare la disciplina edilizia e quella relativa alla sicurezza delle costruzioni. L’obiettivo dichiarato è semplificare le procedure, chiarire le competenze e favorire gli interventi di recupero e riqualificazione urbana.
Uno dei temi centrali riguarda il rapporto tra Stato, Regioni e Comuni. Oggi la distribuzione delle competenze genera spesso conflitti interpretativi e rallentamenti burocratici. L’Ance valuta positivamente l’introduzione dei LEP, i livelli essenziali delle prestazioni, che dovrebbero garantire standard minimi uniformi in tutta Italia. Tuttavia, l’associazione invita a evitare eccessivi dettagli normativi che potrebbero produrre nuove difficoltà applicative invece di semplificare il sistema.
Importante anche il capitolo dedicato al coordinamento tra edilizia e urbanistica. Secondo Ance, le due materie devono dialogare senza però sovrapporsi. In particolare, viene chiesta una revisione del decreto ministeriale 1444 del 1968, ancora oggi determinante per parametri come distanze tra edifici, altezze e densità urbanistiche. Un aggiornamento di queste regole viene considerato indispensabile per favorire la rigenerazione urbana e adattare le città alle nuove esigenze abitative ed energetiche.
Tra gli aspetti più delicati emerge la ridefinizione delle categorie di intervento edilizio, soprattutto per quanto riguarda demolizione e ricostruzione. L’Ance sostiene che questi interventi debbano continuare a essere considerati forme di recupero del patrimonio esistente e non nuove costruzioni, così da mantenere l’accesso ai bonus fiscali e alle agevolazioni previste per la ristrutturazione edilizia.
Grande attenzione è riservata anche alla sostenibilità ambientale. Il nuovo Codice potrebbe incentivare l’utilizzo di materiali riciclati, il recupero delle risorse da demolizione e l’efficienza energetica degli edifici. Secondo l’associazione, la riforma rappresenta un’occasione concreta per integrare edilizia, ambiente e rigenerazione urbana in una visione più moderna e sostenibile dello sviluppo del territorio.
Infine, il tema della semplificazione amministrativa resta centrale. La valorizzazione della CILA, delle asseverazioni tecniche e del permesso di costruire convenzionato viene vista come uno strumento utile per accelerare gli interventi e ridurre i tempi burocratici. Per il settore delle costruzioni, il nuovo Testo Unico potrebbe rappresentare non solo una revisione normativa, ma una vera occasione di rilancio economico e di modernizzazione del Paese.
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